Il governo di Mario Monti ha prospettato
una nuova tassa sul junk food per fare cassa e coprire una
parte delle spese
sanitarie. Lo scopo è condivisibile: fare pagare di più un
gruppo di alimenti ritenuti responsabili della cattiva alimentazione
degli
italiani per garantire un migliore servizio sanitario. Provvedimenti
simili non sono una novità in Europa, sono stati infatti adottati pochi
giorni fa dalla
Francia e prima ancora dalla Danimarca. Negli Stati Uniti è in corso da
tempo una vasta
campagna contro il consumo di bevande zuccherate considerate una delle
principali cause dell’obesità.
Fare pagare 5-10 centesimi
in più una lattina di Coca-Cola non è però un metodo in grado di disincentivare l’acquisto o il consumo di bibite considerate il prodotto simbolo
del junk-food.
Anche l'eventuale decisione di aggiungere una tassa di 10 centesimi allo
scontrino di un Happy meal (il pasto tipico
di McDonald’s) oppure di 5 centesimi la confezione di patatine fritte o
la merendina supercalorica venduta al supermercato non servirà a
ridurre in modo significativo i consumi di questi prodotti. L’aggravio
di costi verrà considerato un ennesimo balzello per prelevare soldi
dalle tasche dei
consumatori.
La tassa sul cibo-spazzatura non deve essere considerata come un attributo negativo
nei confronti di questi prodotti, che sono impeccabili dal punto di
vista igienico-sanitario e vengono considerati da molti consumatori
ottimi dal punto di vista organolettico. Il problema del junk food è che
si tratta di cibo molto attraente da consumare in occasioni
particolari come le feste
di compleanno dei ragazzi. Anche la visita da McDonald's dovrebbe
rappresentare
un evento sporadico, e le irresistibili patatine fritte dovrebbero
apparire ogni tanto nei pranzi preparati in casa e saltuariamente al
ristorante.
Purtroppo non è così.
La Coca-Cola
realizza spot pubblicitari che invitano le mamme a portare a
tavola la bibita tutti i
giorni e non è casuale la scelta di McDonald’s di offrire ai clienti che
spendono un euro in più
porzioni che contengono il doppio delle calorie. Anche la decisione di
Ferrero e di molti altri produttori di merendine di invadere gli schermi
tv e i siti internet con spot e messaggi pubblicitari su altri prodotti
classificati come junk-food non è casuale. Una cosa è certa, il provvedimento che il governo di Mario Monti vuole approvare nei prossimi giorni, non servirà a ridurre il consumo di junk food. Per diminuire il consumo bisogna adottare una seria politica di educazione
alimentare come si sta facendo in alcuni stati USA (vedi gli articoli su questo argomento pubblicati nel sito firmati da Agnese Codignola e Valentina Murelli). Si può anche intervenire sui media come spiega bene Mariateresa
Truncellito in una nota sulla tv e il cibo. Se però Mario Monti
deve fare assolutamente cassa in poco tempo, potrebbe tassare la
pubblicità del cibo spazzatura. Il risultato finanziario sarebbe
ugualmente garantito e i consumi, forse, potrebbero diminuire.